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LA SINDROME DA BURN-OUT: COME RICONOSCERLA IN TEMPO



Burn-out, può colpire ogni uno di noi, ma quasi nessuno lo sa.
E' la sindrome per cui avviene un forte disinteresse dalle persone con cui lavoriamo ed un allontanamento nei confronti del nostro lavoro, tutto questo è accompagnato da stati d'animo negativi, depressione, esaurimento, svuotamento delle risorse emotive e personali e somatizzazioni; prevale un forte senso di stanchezza e se non fermato può portare a gravi conseguenze.

Dagli studi effettuati a partire dagli anni 70 sappiamo che ci sono alcune professioni più predisposte alla sindrome del Burn-out, tra cui, insegnanti, poliziotti, medici, infermieri, psichiatri, operatori dell’infanzia, tutti quei mestieri tipici delle “helping profession”. Il fattore comune di tutte queste professioni, che diventa poi, il fattore scatenante della sindrome, è il “contatto emozionale”.

Christina Maslach socio-psicologo, docente di psicologia all'università della California, è considerata la massima esperta mondiale del burn-out. E’ stata la prima a condurre gli studi su
questa sindrome ed a definirne e classificarne gli aspetti, sull'argomento, ha costruito inoltre il Maslach Burnout Inventory, il test più accreditato e usato in questo ambito.

Maslach definisce il Burnout: “come la sindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano della gente. La reazione alla tensione emotiva cronica del contatto continuo con esseri umani, in particolare quando essi hanno problemi o motivi di sofferenza.”

Negli anni il Burn-out si è evoluto e si è diffuso sempre di più soprattutto nel mondo occidentale,  questo ha portato all’inserimento di altre categorie di lavoratori; tutta quella divisione di lavoratori che hanno un contatto frequente con un pubblico. Una forma di esaurimento che oggi viene considerata quasi come una “normale” condizione del lavoro moderno.
Gli elementi che caratterizzano questa sindrome sono il deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro, che diviene sgradevole, faticoso, e insoddisfacente; il deterioramento delle emozioni, la dedizione, il piacere e la motivazione spariscono e si trasformano in rabbia, irritabilità, ansia, ridotta autostima, agitazione, esaurimento fisico. La persona colpita dal Burn-out fatica ad adattarsi al lavoro e alle sue continue esigenze e vive tutto questo come un grande disagio personale e può prevalere anche un forte senso di colpa.

Qualsiasi nuovo progetto viene percepito come oppressivo e la persona assume un atteggiamento cinico e distaccato nei confronti delle persone con cui lavora o che assiste, può annullare completamente il suo coinvolgimento emotivo nel tentativo di difendersi dalla delusione e dall’esaurimento.

 Ci sono però dei metodi per contrastare il Burn-out, uno su tutti è la prevenzione. Criteri preventivi adottati dalle aziende o dalle organizzazioni con una nuova ottica della cultura del lavoro.
Ad esempio l’inserimento nelle aziende o negli uffici di una figura di sostegno, come un consulente. L’aumento dei corsi di aggiornamento non solo rivolti alla riqualificazione o perfezionamento delle competenze ma anche per la crescita personale. Nuovi modelli di selezione del personale con maggiore capacità di scelta delle risorse umane per individuare le persone giuste per il ruolo giusto.
Oltre alla prevenzione, la persona ormai colpita da burn-out può chiedere aiuto ad uno psicologo che saprà fornire le corrette strategie per superare lo stress che si sta vivendo.
Un aspetto essenziale è quando capiamo che le dinamiche del lavoro si riversano nella nostra vita privata perciò è bene agire tempestivamente e chiedere un aiuto esterno senza nessun timore o vergogna.
Se le aziende, gli enti pubblici, la sanità, l'istruzione, investissero sulla prevenzione psicologica, promuovendo sistemi di opposizione e  contrasto allo stress da lavoro, si trarrebbe un vantaggio comune in termini di rendimento, salute e risparmio per la collettività.

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