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FORMAZIONE MONDIALE: QUANDO LA RESILIENZA DIVENTA UN OBBLIGO

In questo articolo voglio mettere a nudo ciò che vivo costantemente come Professional Coach, che nel circuito del Motomondiale viene reso ancora più evidente dalle altissime aspettative e dalla competizione inevitabile e presente in ogni circostanza.




Con Skills Empowerment sto seguendo il percorso di crescita di un giovane talento spagnolo: Jaume Masià. Il mandato per svolgere questo stimolante, quanto delicato, compito mi è stato assegnato dal suo team (tra i più longevi del Motomondiale) e dalla figura del Team Principal: Fiorenzo Caponera.

Sicuramente il clima che si vive in un team come questo agevola il lavoro di chi, come me, deve mantenere e stabilizzare le evoluzioni nella mente di un così giovane pilota (17 anni appena compiuti), perché l’attenzione di tutti i componenti del team e il giusto mix tra forzature e sostegno, permettono di avere la migliore delle condizioni per essere focalizzato nello svolgimento del compito. 

Quello che vi racconto in questo articolo, è uno spaccato di un week end di gare che ha preso il via Venerdì con un’attività strutturata e ottimamente eseguita dal pilota, quello che ti fa dire: abbiamo fatto un ottimo lavoro. 

La moto era a posto e la strategia durante le prove libere era quella di provare più opzioni che sono state, con dedizione e volontà, messe in pratica da Jaume. Poi, come spesso succede, nelle corse così come nella vita dove le variabili sono (in quanto tali) imprevedibili, durante il primo giro delle prove ufficiali che identificavano il primo obiettivo pragmatico da raggiungere, accade l’inaspettato.

Masià alla 6° curva, forse spinto dall’adrenalina che lo contraddistingue (o forse da un possibile guasto meccanico), perde il posteriore e finisce rovinosamente a terra, danneggiando la moto.

Quando è rientrato nei box io ero lì, ho visto la rabbia che ribolliva all’interno delle sue viscere, come il magma di un vulcano pronto ad esplodere. Si è seduto sulla sua poltroncina e, dopo le prime rassicurazioni date al capo meccanico (Joste è sempre uno spettacolo), si è subito premurato di fornire le più corrette indicazioni per tentare di rimediare al danno.

Arriva la moto, non è distrutta ma ha portato una serie di micro danni diffusi che necessitano di tantissimo tempo per essere riparati. E qui, ecco che si innesca la resilienza. Tutto il team, non solo i meccanici assegnati alla moto di Masià, ma anche quelli di Ramirez (stesso Team, che ha concluso delle qualifiche da urlo) si sono catapultati sulla moto, coinvolgendo anche i tecnici della KTM in una frenetica attività di ripristino. Ebbene, hanno smontato e rimontato una moto in 10 minuti. 

Un perfetto esempio di resilienza. 

È come se avessero detto: nulla ci può fermare, insieme la rimettiamo in pista più forte di prima. 

La loro perfetta sincronia e l’ottimo risultato hanno ottenuto di stimolare in Jaume la sua di resilienza, che è uscito in pista e ha cercato di togliersi dall’ultima casella a lui assegnata. Lo scarso tempo a disposizione e il diverso feeling con la moto riparata, non hanno permesso al giovane pilota spagnolo un piazzamento degno del grande lavoro effettuato fino a quel momento durante il week end, ma gli ha permesso di scalare ben 8 posizioni sulla griglia.

Nel pomeriggio ho incontrato Jaume per la nostra solita sessione di coaching (oggi era previsto Structogram) e insieme abbiamo capito come poter riuscire a trasformare l’energia negativa accumulata per la delusione in propellente positivo per la gara di domani.

Non ci è dato sapere cosa accadrà domani nel nostro “samurai” sul complicato e affascinante circuito di Le Mans, ma oggi ho visto gli occhi della tigre e, come diceva qualcuno: comunque vada sarà un successo.

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